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  • Immagine del redattoreEdoardo Marazita

ADATTIVI. ADDIO PREVISIONI! (parte prima)



Viviamo un'epoca molto interessante sotto ogni profilo. Verrebbe forse da dire che tutte le epoche sono interessanti sotto molti profili. Vi è uno però, tra questi, uno che in tutte le epoche ha rappresentato per diversi contesti una vera e propria ossessione.


Prevedere, è da sempre la pietra filosofale dell'esperienza umana. Prevedere il clima in passato poteva fare la differenza tra una civiltà ricca e una povera. Prevedere le piene del Nilo, ha reso l'Egitto la grande civiltà dei faraoni che abbiamo conosciuto. Prevedere il comportamento degli astri ha influenzato la scienza come le religioni. Prevedere la fine del mondo ha rappresentato (e forse ancora lo è...) l'ultimo confine umano... e mentre i tempi cambiavano e le necessità umane insieme a loro, è arrivata l'economia di sistema. Con essa l'esasperante necessità di poter prevedere l'andamento del mercato. Chi meglio prevede, meglio guadagna!. Chi ha potuto prevedere le crisi... è diventato ricco! E se avessimo potuto prevedere la Pandemia? (Bhé in effetti... potevamo). il mondo della gestione (management) dei modelli di comportamento aziendale e produzione non sono da meno. Non starò qui a fare la storia dei modelli di progettazione del passato, (CPM MPM GERT PERT VERT), così come ci sono arrivati, così come chiunque si sia occupato di management ci ha fatto i conti prima o poi. Ecco questa è una storia che per il momento lasciamo da parte.


Quello che invece ci interessa, ora è come proprio nei settori nevralgici dell'economia e dell'impresa, ormai da anni, non si respira più "per previsioni" , quanto per "adattamenti".

I modelli più virtuosi in grado di fornire le maggiori performance non sono più basati su modelli di previsione, almeno per quanto riguarda gli aspetti operativi. Ovvio che il concetto di previsione resti valido per quanto riguarda l'esigenza di dover assumere informazioni in grado di orientare lo sforzo economico e imprenditoriale. Ma quello che ci interessa qui, invece, è come nella gestione delle attività interne, il comportamento si sia spostato da un assetto che in passato vincolava i collaboratori a rigide tabelle di marcia, a più ampi e attuali modelli di condivisione e partecipazione trasversale, privi in molti casi anche di riferimenti temporali di scadenze interne, (tanto inutili e antiche), sostituite da percorsi monitorabili giornalmente e condivisi tra tutti, fondati sul risultato e non sul processo.


Controllare il processo non fa più coppia con ottenere un risultato. Centralizzare il controllo diventa un inutile spreco di energie. Forzare il parametro del tempo dentro una previsione obbligata non considera l'instabilità congenita di aziende e personale. Chi è il miglior collaboratore e la migliore azienda? Non quella che spezza le sue gambe pur di ripiegarsi sul modello previsionale che aveva prodotto, ma quella che si flette assecondando la corrente per riprendere il flusso delle onde a proprio vantaggio.




Davanti all'errore o all'imprevisto sulla tabella di marcia, si può fermare la nave e tentare di riordinare il tempo restante, cercando l'arcana magia che consente di recuperare i costi e per i più ottusi, il tempo. Oppure si può rispondere in maniera adattiva, interrogandosi sull'equazione: con il tempo restante e i fondi restanti, cosa si può fare, da domani? Perché?

Perché a nessuno nella vita è dato il potere di aggiungere un solo secondo al tempo.

l'assetto passa da "entro quando consegnare" a "con il tempo a disposizione, COSA CONSEGNARE'"?.


Essere adattivi vuol dire rispondere in maniera senza dubbio creativa, ad ogni tipo di problema, considerando che proprio come nella vita: NON POSSIAMO PREVEDERE COSA ACCDRA', MA POSSIAMO DECIDERE COME RISPONDEREMO A QUANTO ACCADE!


...continua





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