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  • Immagine del redattoreEdoardo Marazita

GESTIAMO IL NOSTRO CAPO? Pillole di comportamento organizzativo.



gestire il capo
gestione del capo

In un momento in cui su ogni social non si fa altro che leggere di formule magiche per la gestione aziendale, in particolar modo di formule rivolte ai leader di aziende, sembra che a dover essere meglio gestiti siano sempre e solo i dipendenti e i collaboratori. Il quadro che viene fuori appare piuttosto drammatico. L'impressione è che nessuna azienda abbia una buona leadership, buoni capi e buoni manager. E poveri dipendenti continuamente sfruttati e poco valorizzati. Voglio andare contro corrente. Sebbene non fa male a nessuno assumere competenze nella gestione del lavoro in team, non credo la strada sia a senso unico. Per una volta parliamo di come il collaboratore può gestire il proprio capo. Almeno cominciamo a farlo. Riporto un breve estratto di un intervento di qualche tempo fa. Mi ripropongo con questo di cominciare un percorso con il quale gettare una luce sul complesso meccanismo di relazioni "capo - collaboratore".


In che modo definiresti il concetto di "gestire il proprio capo"?



In un'azienda le persone sono parte di un complesso ecosistema. In effetti l'azienda stessa può essere considerata "un organismo". All'interno di un organismo i diversi componenti hanno specifiche funzioni. La differenza sta nel fatto che nelle aziende, gli elementi sono persone che hanno una psicologia propria e modi propri di percepire gli eventi. Un capo ha responsabilità di sviluppo della visione della sua azienda. Ha responsabilità economiche e verso i suoi collaboratori. Il diverso coinvolgimento personale ovviamente sviluppa reazioni diverse agli eventi. Gestire il proprio capo vuol dire prima di tutto comprendere il suo coinvolgimento, le sue responsabilità e il modo con il quale percepisce gli eventi.


Quali strategie suggerisci per sviluppare una comunicazione efficace con il proprio capo, in modo da comprendere e rispettare le sue responsabilità e visioni, mantenendo al contempo un equilibrio con le proprie esigenze professionali e personali?



Ad esempio, è molto utile affrontare gli argomenti cercando di capire quanto un fatto stia a cuore al proprio capo e per quali ragioni . Chiedere ad esempio che cosa si aspetta dal risultato del progetto, in cosa possiamo essere d'aiuto alla sua visione al di là delle nostre mansioni. Che impatto si aspetta abbia il lavoro sugli obiettivi aziendali.


Come suggeriresti di gestire le situazioni in cui emergono divergenze di opinione o di obiettivi tra te e il tuo capo? Come può un dipendente navigare in modo costruttivo queste differenze mantenendo un rapporto positivo e produttivo?



Molte volte può accadere che si abbiano opinioni differenti su un argomento, e che queste opinioni siano anche fonte di crisi o attrito. Il consiglio è sempre quello di interessarsi alla visione dell'altro. Chiedere spiegazioni. Mettere l'altro nella condizione di percepire che si è interessati alla sua visione. In questo modo innanzitutto si instaura un clima di condivisione. In secondo luogo, la nostra diversa opinione può essere fornita come una alternativa e non come un sostitutivo. Ricordiamoci in ogni modo che anche nel caso in cui la nostra opinione non venisse presa in considerazione, per noi è importante averla espressa. Non dobbiamo pensare che gli altri siano sempre obbligati a seguire le nostre opinioni. Anche quando ci sembra o siamo del tutto sicuri, stiano sbagliando.


Sottolinei che il dialogo aperto e la ricerca di comprensione reciproca creano un ambiente di lavoro più collaborativo e meno conflittuale. La tua strategia sembra basarsi sulla premessa che esprimere la propria opinione, pur rispettando le decisioni finali, sia fondamentale per un rapporto lavorativo sano e produttivo.

Come si può mantenere un equilibrio tra l'essere assertivi nelle proprie opinioni e il rispetto della posizione di autorità del capo, specialmente in contesti aziendali dove la gerarchia è molto marcata?



Immaginiamo che il il cervello dica al cuore di pompare più sangue ma che il cuore non sia d'accordo? Cosa accade? In un organismo vivente questo non può naturalmente accadere proprio in funzione di una gerarchia fisiologica. In un'azienda dal momento in cui le persone sono l'unica specie sulla terra che può avere comportamenti irrazionali, il conflitto può portare l'uno o gli altri ad assumere comunque scelte che di fatto si mostrano irragionevoli. Passiamo allora dalle opinioni ai fatti. In questo caso è importante portare esempi pratici, fondati su dati precisi che non possono essere interpretati. Evitare di restare nell'astratto e mostrare il reale dato possibile in funzione della scelta sbagliata.


In sintesi, comprendere il coinvolgimento e le responsabilità del capo è il primo passo, seguito dalla comunicazione attiva, attraverso la quale chiedere chiarimenti e condividere opinioni diventa fondamentale. Gestire i conflitti attraverso la comprensione reciproca e il rispetto delle diverse visioni, mantenendo sempre un approccio basato sui fatti, è cruciale per una collaborazione efficace e per il benessere dell'ecosistema aziendale.


Ricordiamoci che la relazione professionale non può essere affatto assimilata ad altro tipo di relazioni private come ad esempio l'amicizia. La relazione professionale fonda su un principio fondamentale: è uno scambio di "materia". E' senza dubbio vero che una relazione deve essere fondata sul rispetto, ma non confondiamo i concetti. L'azienda come famiglia è un mito! Ci piace pensarlo ma stiamo osservando il dispositivo (ambiente) da una prospettiva errata. In una famiglia si presume che in qualunque circostanza, i membri della stessa si sostengano oltre ogni ragionevole impedimento. In una azienda non può e non deve essere così. Al di là però di aspetti dei quali ci occuperemo in seguito, per ora consideriamo quanto detto. La nostra capacità di ascoltare deve essere proporzionale alla nostra voglia di essere ascoltati. Questa è la base. Se nessuno vi ascolta, nessuno vi valorizza, se non siete di nessun interesse umano per il vostro capo, se siete considerati solo degli esecutori e non vedete nessuna prospettiva di sviluppo, vi svelo il segreto per cambiare le cose: andare via! Non possiamo pretendere che siano gli altri a cambiare, mentre noi possiamo sempre farlo!

 

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