Scarlet Veil, The Moth Above the City, il video clip.
- Antonio Edoardo Marazita
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Ho voluto fortemente questa canzone. Parla del dolore delle persone e di come a volte, qualcuno più di altri sia in grado di sentirlo, sulla propria pelle, dentro la propria anima.
Un uomo solo, cammina per la città di notte, mentre quasi tutti dormono, qualcuno vive la sua solitudine, il proprio dolore. Lui passa accanto a queste persone e sente questo dolore.
diviene insopportabile. Una farfalla notturna, quel tipo di farfalla che solo gli amanti di cose queste posso trovare bella, vola, lo trova, si posa sulla sua spalla. La farfalla si posa su una pozzanghera, simbolo metaforico del trovarsi a terra. La pozzanghera però si trasforma in una onda, poi in un vortice, un oceano che lo porta lontano, abbandonandolo su una spiaggia. Ecco che una farfalla, poi altre poi milioni lo ricoprono tutto. Diventa lui stesso la farfalla ma mutata. Ora vola nella stessa città, e può assorbire il dolore delle persone liberandole. E così, la sua esistenza diventa un destino, quello di sollevare il mondo dal dolore profondo della solitudine.
Mi sono sempre chiesto, se davvero per un momento si potesse avvertire il dolore collettivo del mondo, non singolarmente, ma tutto insieme, davvero la terra precipiterebbe. L'universo sembra infinito, ma non quanto l'abisso umano. Dentro di noi possiamo scivolare all'infinito, senza mai trovare il fondo.
Ecco. La canzone parla di questo e il videoclip con le sue animazioni poteva raccontarla senza cadere nel didascalico diretto di immagine reali. La fantasia e l'immaginazione sanno creare mondi talmente ampi che nessuna immagine può raccontare.
La melodia è straziante. Ne avevo bisogno. Non sono uno che si illude, e la facile speranza, il racconto del "c'è luce in fondo al buio" non mi trova mai un felice sostenitore. Si qui in questa storia, sembra che per le persone esista una possibilità. Prima di tutto a che prezzo. Quello di un uomo che si trasforma in un collettore di dolore. Va bene, ma quindi questa sofferenza non svanisce, semmai si trasferisce. Libera gli altri, d'accordo, ma non sé stesso. E ora vola ogni notte. forse ha raggiunto il suo scopo. forse Accettare il proprio stato di essere è la risposta.
Dicevo la melodia. Anni novanta, ricca di atmosfera cinematografica, sassofoni notturni, e un canto disperato. Mi riporta alla mia adolescenza, ma che poi è quella di tutti. Quella di quando hai proprio voglia di soffrire. Allora metti su la canzone più straziante che hai. Ecco.
Scarlet Veil per me è questo. Un ritorno alla libertà di affermare che si, ho voglia di stare male, se sto male, e non devo stare bene perché il mondo dice che sennò... A 50 anni, pare che io non sia cresciuto, o forse non ho mai lasciato andare quel ragazzo, quello che sentiva forse troppo il peso di una esistenza che nona aveva neppure ancora cominciato a vivere. Ora eccoci qua. The Moth Above the City è il mio angolo dei ricordi. Costruito su misura per stare stretti. Non chiede di essere liberato. Chiede di essere lasciato li, anche se in giro, si possono trovare persone, capaci di scambiare la propria vita con noi. Forse. Forse sono la falena.
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