• Edoardo Marazita

C'è stato quel giorno in cui...


C'è stato un giorno nella vita di ognuno di noi, nel quale nostro padre ci ha preso in braccio, ci ha posato, e quella è stata l'ultima volta! La vita è fatta così. Se potessimo avere la consapevolezza dei cambiamenti, quelli grandi come quelli piccoli, quante occasioni saremmo in grado di vivere meglio!

L'avventura della vita professionale non è diversa. Tanta passione, tanto guardare al futuro dei nostri progetti, tanta aspirazione. In tutto questo, pur legittimo slancio verso "la scommessa", perdiamo di vista, molte volte, il presente. E' un errore comune e naturale, in una vita che spinge lo sguardo lontano, che vede limiti da superare. Una proiezione verso il futuro dunque.

Ma proviamo a vedere le cose in questo modo. Il futuro "comunque arriva". Quando pensiamo a come lo vivremo, ci sforziamo di immaginare il "futuro presente" in cui realizzeremo i progetti, miglioreremo la nostra vita e quella delle persone che amiamo.

Ma corriamo il rischio di trovarci in occasioni di una importanza epocale, senza poterle riconoscere. Anche se appaiono del tutto normali. Come quando quel giorno, non siamo stati più "aspiranti imprenditori di noi stessi" ma siamo divenuti autori delle nostre scelte. Imprenditori e imprenditrici. Vi assicuro che c'è stato quell'ultimo giorno! Io avrei voluto saperlo. Viverlo fino in fondo. Capirlo.

Se proviamo a invertire il concetto, concentrandoci sul "presente futuro", ci potremmo concedere l'irripetibile opportunità di comprendere pienamente la nostra vita, quello che ci accade attorno al di là delle nostre volontà. Perché la vita è una e sola grande time line. Non siamo isole e qualunque cosa facciamo, la connessione naturale ci lega agli eventi e stimola le nostre azioni. Dico questo perché sappiamo bene quanto l'attività professionale occupi larghissima parte della giornata. Ma non sono d'accordo con i "guru" del vivere sostenibile, all'insegna del rinunciare "per guadagnare". Ci piacerebbe. A chi non piacerebbe stare sdraiato al mare, guardare i propri figli crescere, disporre del tempo anche solo per oziare. Abbiamo scelto altro. Abbiamo scelto di determinare la nostra vita. Questo richiede costanza, determinazione, impegno, sacrifici il più delle volte sconosciuti anche a quanti erroneamente ci considerano "fortunati perché nella vita decidiamo noi il nostro orario di lavoro" perché "facciamo quello che ci piace". Siamo consapevoli, perché almeno una volta, un "chi me lo fa fare" lo abbiamo detto tutti, che non è così "libera" la nostra vita di tutti i giorni. Ma è in quella sensazione di decidere per una scommessa che nessuno vede, che lavoriamo. Anche per quelle ansie del "ma sto facendo la cosa giusta"? E per quei sabati e quelle domeniche trascorsi al lavoro, guardando la foto dei figli che invece sono al mare. Perché è così. E' quello che siamo. Maledetti sognatori, che vogliono tracciare il proprio percorso. E non ci interessa poi tanto, sapere che il 27 del mese, noi non ce l'abbiamo. Per noi è un giorno sul calendario. E le ferie che dobbiamo sempre rettificare con "vacanze" perché ce le paghiamo noi. E allora diamoci una pacca sulla spalla! Dai!


Ma! c'è un ma! Tutte queste cose, devono poter sviluppare consapevolezza del "qui e ora". Parlo da Project designer, e so che può sembrare quanto meno anomalo, che un professionista della progettazione e della programmazione, inviti alla visione se vogliamo "miope" e " contingente, presente. Non è strano. I modelli di gestione progetto, oggi contemplano la fisiologia della vita e delle cose della vita. Osservare il presente, comprenderlo nelle sue implicazioni, nelle relazioni e nelle premesse che può sviluppare. Abbiamo un solo modo di costruire il futuro. Vivere il presente!



E quindi, forse, preso quel bambino in braccio, a nostra volta, potremo decidere di tenerlo così, sospeso in un tempo lunghissimo che sappiamo altrettanto non essere eterno. Almeno avremo guardato bene negli occhi i nostri figli, lo potremo ricordare per sempre, quell'attimo in cui il nostro e il loro futuro è arrivato.


dedicato a tutti i padri e a tutte le madri, imprenditori e imprenditrici.


Antonio Edoardo Marazita.

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