365 giorni da ricordare

June 30, 2019

 

Se volessimo, potremmo seguire il calendario, compresi festivi e ogni giorno dell'anno ricordare un fatto di mafia, tra quelli più importanti, perché già questi sono tristemente molti di più dei giorni disponibili sul calendario. E così oggi, il 30 giugno 1963, sulla statale  Gibilrossa - Villabate, Cosa nostra aggiungeva alla lista delle sue vittime , i nomi di sette carabinieri. Il maresciallo Silvio Corrao, il maresciallo Eugenio Altomare e Marino Fardelli, Il maresciallo dell'esercito Pasquale Nuccio  il soldato Giorgio Ciacci, Il tenente che aprì il bagagliaio, Mario Marusa.

 

Quello fu l'innesco di quella che per troppi anni fino ai giorni nostri si sarebbe chiamata "guerra contro lo Stato". In realtà alcune indagini negli anni successivi, hanno indicato una pista per la quale, non si trattò di un attentato direttamente rivolto contro lo Stato. L'autobomba, una Giulietta, era stata preparata per colpire qualche presunto rivale dei Corleonesi, o addirittura contro di essi rivolto  in quello scenario che vedeva la presenza di Michele Cavataio come un elemento destabilizzante. Cavataio fu poi indicato da Buscetta come l'autore materiale dell'attentato.

 

Quello fu l'episodio che rilanciò almeno per un breve periodo il "riarmo" delle istituzioni nella lotta alla mafia. Vennero arrestati circa 2000 tra mafiosi e contigui, alcuni boss emigrarono e molti altri fuggirono e si nascosero. La Commissione Antimafia, istituita anni prima e  che fino a quel momento era ferma e praticamente inefficiente aprì il tavolo e si mise all'opera. Non funzionò benissimo, ma almeno era qualcosa. Il problema in quegli anni consisteva nel fatto che non si disponeva di leggi come quelle attuali che prevedono il reato di associazione mafiosa, dal momento che si riteneva che in Sicilia non ci fossero problematiche criminali legate ad ambiti mafiosi. Bisognava cioè verificare le responsabilità per i singoli reati. Quel giorno un'altra auto era esplosa vicino la rimessa di un boss nella zona di Villabate. Si trattava del boss di Cosa nostra Giovanni Di Peri. Nell'esplosione morì il meccanico e un macellaio.

 

La Strage di Ciaculli segnò la fine della "prima guerra di mafia" e insieme a questa l'inizio della scalata di Cosa nostra e il suo intento di condizionare lo Stato fino comprometterne il funzionamento. Casuale o no che fosse l'attentato, avrebbe per sempre segnato le sorti del nostro Paese. 

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