29 giugno 1982. L'Italia che vince e l'Italia che perde. Antonino Burrafato

June 29, 2019

E' una giornata calda. Afosa. Di quelle giornate nelle quali i bambini vanno in giro con indosso solo le mutande. Si suda in tutta Italia. E si suda anche in Spagna, dove da pochi giorni sono cominciati i mondiali. Quei mondiali. Quel mondiale. Oggi pomeriggio si affronteranno Italia e Argentina in una partita che divide ma che unisce, perché non si gioca contro semplici avversari. L'immigrazione italiana in Argentina l'ha un po' resa un'altra Italia e quindi come si disse, sarebbe stata una partita anche contro i "paisà" argentini. La partita è segnata da una grande Italia e da giocatori come Gentile, passati alla storia perché in quella occasione tenne il grande Maradona, lontano dall'area. Poco o nulla potrà fare "el pibe de oro" contro il coriaceo terzino. Ma grandi sono stati tutti i nostri azzurri che avrebbero superato la temuta Argentina per 2 a 0. Abbiamo vinto!! 

 

     Ma qualcosa in quel giorno, si sarebbe perso. Non in terra latina, ma qui a casa. Dove non tutti sono incollati agli schermi, perché per loro è una giornata come le altre. Una di quelle che magari cominciano col solito rumore estivo e l'abitudine buona del fare il proprio dovere. Ma forse neppure questo. Forse semplicemente una giornata come le altre spesa a fare un lavoro ingrato e necessario. La guardia penitenziaria. La guardia.

      Quella che De Andrè canta in Don Raffaè è una guardia rassegnata, abituata all'idea che lo Stato oltre quello striminzito stipendio non si preoccupi poi di tutto il resto. Quella guardia così ossequiosa nei confronti del boss al quale chiede quasi prostrandosi se preferisca il "campari o vulisse o cafè" (riaggiustato da me per far tornare la fase). Ecco, quel tipo di guardia sa bene che per ottenere qualcosa in quella Italia che oggi gioca la sua partita con spirito nazionale e orgoglio, bisogna mettersi al servizio dei "soliti noti", perché si sa sempre chi conta e chi è un perfetto "nuddhu mmescatu cu nenzi" (nessuno mescolato al niente). Si sa e ad essi bisogna ricorrere per avere un favore. Un posto di lavoro, una raccomandazione, e perfino un futuro. 

 

    Poi ci sono altre guardie. Quelle che la canzone di De Andrè la conoscono ma non ne vogliono assecondare il senso. Quelle che lo stipendio se lo fanno bastare e sebbene non basti, restano padroni della loro vita e non si "mettono al servizio" di nessuno se non dello Stato. Sempre quello Stato che al loro servizio invece, non solo non si vuole mettere, ma che li abbandona al proprio destino, salvo poi fingere di piangere qua e là qualche figlio caduto per amore delle Istituzioni, per spirito di servizio, per coraggiosa lotta alla criminalità o semplicemente perché stavano facendo il loro lavoro, senza eroismi, perché loro, eroe,  non sanno neppure come si fa ad esserlo.

 

E così oggi, alle 17.15 si giocherà la partita. Si farà dunque a tempo a vederla? Magari con i colleghi durante il turno? Ma si! in fin dei conti i mondiali di calcio sono un'eccezionale circostanza tutta Italiana. Da noi, si ferma tutto e tutto si può fermare.

 

    Casa Cricondariale di Termini Imerese. C'è un vice brigadiere che presta servizio in questa sede. E' una persona scrupolosa, fermo sostenitore della linea dello zero compromessi eppure comprensivo ed umano con i detenuti. E' semplicemente una "guardia" che fa bene il suo lavoro. Non è quella guardia di Don Raffaè. Si chiama Antonino Burrafato. Lui, Antonino, lo stipendio è uno di quelli che se lo fa bastare, senza rimproverare nulla allo Stato. 

 

 

 

 

Come ogni giorno, si sarà preparato per prestare servizio. Forse dopo pranzo, dopo aver bevuto il suo caffè, dopo aver salutato i cari, e dopo aver fatto quello che ogni normale cittadino fa quando deve prendere servizio. Qualche sbuffo magari...ma proprio oggi che gioca l'Italia gli tocca passare il pomeriggio in "galera"!!

     Starà comunque pensando che oggi l'Italia azzurra deve vincere. A tutti i costi. E' troppo importante questa partita. Non vinciamo da molto tempo e questo deve essere il mondiale del riscatto. Ogni tanto serve un moto di spirito che rilanci il sentimento nazionale. Allora forza azzurri che oggi a Maradona non gli facciamo toccare palla.

 

    E così, pensando a queste cose, si sono fatte le 15.30. Antonino è arrivato a pochi metri dal carcere. Me lo immagino che già si vede pronto alle solite consegne, e pensa all'Italia. Forza, forza, deve pensare che oggi si vince.

     Poi...un attimo. Pochi istanti. Un rumore ripetuto e assordante. Non è il tifo nello stadio, è troppo presto ancora. Non sono i fuochi di una lontana festa di paese. Sono rumori forti però. Antonino non pensa che all'Italia e al fatto che deve vincere. Anche ora che si trova disteso sull'asfalto. Quattro infami lo aspettavano a una decina di metri dal portone che ogni giorno si apre e si chiude davanti e dietro Antonino. Quattro infami che oggi non vogliono fargli vedere la partita. 

 

Finisce così la partita di Antonino Burrafatto. Sull'asfalto. Una partita che tutta l'Italia ha perso. Nel giorno in cui invece tutti si ricordano l'unica partita vinta, contro l'Argentina di Maradona e i "paisà".  Quattro infami contro uno. E' il solito schema. Cosa nostra il coraggio lo ha sempre avuto, solo con una pistola in mano. A mani nude Cosa nostra è davvero "nuddhu mescatu cu nenzi". 

 

Quale colpa aveva Antonino. Si era rifiutato di concedere il permesso al boss Leoluca Bagarella di recarsi al funerale del padre.  Il vice brigadiere lo aveva negato perché così diceva la legge. Nessun compromesso. E il boss ha ritenuto di voler spiegare agli altri che con la mafia non si discute. 

 

      Uno a zero. Secondo tempo. L'Italia scende in campo più motivata, ora, dopo i primi 45 minuti, ha trovato la forza e si fa avanti. Poi l'Argentina reagisce, e si fa vedere sotto porta molte volte. Maradona prende un palo su punizione. Ma è ancora l'Italia a minacciare con una cavalca di Paolo Rossi che sorprende la difesa e si ferma solo sul portiere Argentino...basta. Tanto la partita sappiamo com'è finita e sappiamo pure com'è finito il mondiale.

    Sappiamo del Presidente Pertini, della partita a carte in aereo, sappiamo e ricordiamo bene di quell'Italia vincente, che oggi attendiamo di rivedere. Sappiamo e ce lo ricordiamo bene.

 

Quel giorno, quella partita è rimasta negli occhi di tutti.

    Quel giorno negli occhi di Antonino sono rimasti il cielo e l'afa, e quei rumori improvvisi a rompere la routine del lavoro. Quel giorno, L'italia ha vinto ma ha perso la partita che invece doveva vincere.  Quante partite avremmo perso ancora!

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