28 giugno 1992. Paolo Borsellino lo sa!

June 28, 2019

 

Tra poco meno di un mese, ricorre il 27 'esimo anniversario della strage di Via D'Amelio. Era il 19 luglio del 1992 e alle 16:58:20 secondi, Palermo veniva ferita dall'ennesimo vigliacco attacco di Cosa nostra. Era una giornata d'estate e in quella strada, senza uscita, quasi fosse un presagio, il giudice e la scorta, Emanuela loi, Eddie Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, e Claudio Traina, morivano dilaniati da una 126 imbottita di tritolo. Si salva solo Antonio Vullo, che poco prima dell'esplosione manovrava la sua auto per metterla in sicurezza pronta a riprendere la strada, così facendo si allontanava dall'onda d'urto che avrebbe investito i colleghi pochi istanti dopo. 

 

Ma non è oggi quell'anniversario. Allora perché oggi è un giorno importante. Nelle storie come questa ci sono sempre momenti X, svolte, e punti di non ritorno. Nella ricostruzione dei fatti, in quel terribile viaggio al contrario che dolorosamente bisogna compiere all'interno delle indagini e della ricostruzione storica degli eventi, appaiono sempre alcuni tra questi che somigliano a inneschi, che vorremmo distruggere, perché individuati comprendiamo quanto si poteva fare per evitare quello che sarebbe poi stato inevitabile. Non c'è niente di inevitabile nelle storie di lotta alla mafia segante dalla morte dei protagonisti dell'azione sul campo. Niente. Teniamolo sempre a mente. Tutto si poteva evitare. Si doveva. Già.

Si poteva evitare perché ricostruendo i fatti e ritrovando gli inneschi, insieme a questi ritroviamo o "troviamo" le responsabilità che appaiono chiare e insieme a queste appare quanto sarebbe stato semplice, disinnescare la tragedia. Non si è voluto. Non si è voluto vedere, non si è voluto capire, non si è voluto sapere. 

 

Il 28 giugno 1992 accadono una serie di cose.

Nasce il Governo Amato. In quei giorni, sia le forze della Dc  che quelle del Psi hanno "manovrato" affinché venissero rimossi dal loro incarico, il Ministro Claudio Martelli e il Ministro Scotti. Rispettivamente il primo alla Giustizia e il secondo all'Interno. Si tratta di due tra i sostenitori più determinati di decreti come il 41 bis e di leggi antimafia, sviluppate sotto l'azione di Giovanni Falcone. Martelli riuscirà a tenere duro mentre Scotti, sarà sostituito da Nicola Mancino, che come è ovvio solo in Italia, di mafia, non si è mai occupato, non ha esperienza ministeriale, ed è della Dc. 

 

Di Nicola Mancino parleremo poi in altri post. Se c'è una cosa però che possiamo subito dire senza paura di essere querelati, è che dopo i fatti di via D'Amelio a distanza di molti anni, si renderà responsabile di affermazioni tanto contraddittorie da essere processato per falsa testimonianza.

Una delle "false testimonianze" riguarda proprio il suo insediamento. Mancino dirà che si rifiutò e cercò di convincere Scotti a restare in carica. Sarà Smentito dallo stesso Scotti. Va detto, che Mancino è stato poi assolto. Per ora. 

Un'altra delle "presunte bugie" di Mancino riguarda il colloquio con Martelli nel quale quest'ultimo chiedeva l'intervento del neo ministro insediato, in relazione all'operato del Ros che aveva attivato quel maledetto "dialogo investigativo" illegittimo con Cosa nostra, che avrebbe preso poi il nome di "trattativa". Martelli rimproverava l'operato degli ufficiali Mori e De Donno rivendicando l'autorità della neonata Dia (dipartimento investigativo antimafia) sulle questioni di mafia. Mancino dirà di "non aver mai avuto questo colloquio". lasciamo Mancino dov'è.

 

Veniamo al motivo del post.

IL 28 giugno 1992, 27 anni fa, presso una saletta interna dell'aeroporto di Fiumicino, Liliana Ferraro, Direttore dell'Ufficio Affari Penali a Roma, (subentrata al posto di Falcone), incontra Paolo Bosrsellino e in quella occasione lo mette a conoscenza del fatto che il vertice del Ros ha avviato un dialogo/trattativa con i vertici di Cosa nostra. La reazione del giudice non è di sgomento. Sarebbe stata tale se non lo sapesse già. Paolo Borsellino non avrebbe mai acconsentito  a un dialogo con la mafia di Totò Riina, ben consapevole che trattare col nemico è sinonimo di resa e che uno Stato non deve assolutamente trattare. Mai. A quella informazione Borsellino risponderà semplicemente, "ci penso io", la Ferraro aggiunge, con "aria indifferente". Paolo Borsellino sa. Per anni la difesa di imputati come Mori e De Donno non vedrà in questo, la certezza del fatto che il giudice fosse a conoscenza di quanto accadeva, non vede che certamente si stava preparando per una indagine che avrebbe coinvolto la politica, dando un nuovo enorme scossone alla già fragile situazione in essere a causa del'inchiesta "tangentopoli". Non lo vede. 

 

Nella stessa circostanza, il Ministro della difesa Salvo Andò, incontrando anch'egli Borsellino proprio a Fiumicino, lo avvisa di una relazione proprio del Ros (che coincidenza) nella quale si parla senza termini di smentita di attentati in preparazione contro Antonino Di Pietro, lo stesso Andò, e Paolo Borsellino, per il quale sembra, sia già arrivato a Palermo il tritolo necessario. Questo si, Paolo Borsellino non lo sa! La nota è giunta sul tavolo del Procuratore Capo Giammanco, e Borsellino non è stato avvisato e nulla è stato fatto per adeguare il suo piano di protezione. 

 

E' noto l'episodio nel quale, il giudice, precipitatosi nell'ufficio di Giammanco, lo abbia aggredito (verbalmente) e battuto tanto forte il pugno sulla scrivania da procurarsi una ferita, una contusione... 

 

Ecco cosa accade il 28 giugno 1992. Oggi. Ecco cosa commemoriamo. Quella solita sottile linea grigia nella quale si muovono strisciando come vermi, uomini e moventi. Oggi commemoriamo i vincitori! Quelli che avevano deciso che Paolo Borsellino era un problema e insieme  questo quelli che non hanno fatto nulla di tutto quello che si poteva fare per salvargli la vita. Nulla. Neppure ordinare la rimozione forzata delle auto in via d'Amelio nel giorno di visita del giudice alla madre. Non si poteva fare. Ci sono tempi tecnici.

Chi scrive si occupa di organizzazione cinematografica da oltre 20 anni. Ogni volta, dico ogni volta, che mi è stato chiesto di liberare una strada o una piazza, per realizzare le riprese utili ad un film, sono sempre, dico sempre riuscito nel giro di pochi giorni ad avere sia il permesso che la rimozione delle auto già la sera prima delle riprese. Residenti o no. Sempre. La procura di Palermo, non riesce a causa di tempi tecnici a liberare la strada senza uscita nella quale per poche ora deve recarsi il Procuratore Aggiunto di Palermo, il primo della lista per la lotta alla mafia, il primo nel mirino di Cosa nostra. 

 

Ecco cosa commemoriamo.  Quei momenti x e quelle svolte delle storie tanto care agli sceneggiatori, che qui, di inventato, hanno davvero ben poco...nulla. 

 

 

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