Esiste ancora una "buona magistratura"

June 25, 2019

Dopo i clamorosi fatti che hanno coinvolto e sconvolto la magistratura, dopo la pubblicazione delle intercettazioni che hanno rivelato intrighi e "inciuci"  dal vecchio sapore tutto italiano, dopo l'intervento del Presidente della Repubblica che davanti al plenum del Csm ha dichiarato di essere certo che la "Magistratura italiana, e il suo organo di governo autonomo, previsto dalla Costituzione, hanno al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare, nelle proprie scelte, rigore e piena linearità" ,   in una situazione rischiosa per la democrazia e lo stato di diritto, si può finalmente tornare a leggere di una magistratura buona, che non ha paura di esporsi e condanna bavagli e si schiera al fianco del magistrato Nino Di Matteo,

reo di "non aver rivelato proprio nulla di nuovo" in quella intervista rilasciata in tv , dopo la quale il Procuratore Nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho , lo aveva "espulso" dal pool che indaga su "entità estranee nelle stragi". 

118 magistrati hanno inviato una lettera al Presidente del CSM, al Presidente della Repubblica e al suo vice, contenente la seguente posizione:

 

“Pur non avendo intenzione di sindacare un provvedimento che, peraltro, non è stato diffuso nel dettaglio, e che dunque neppure conosciamo, né volendo in alcun modo ingerirci nelle competenze del procuratore nazionale antimafia sentiamo tuttavia l’esigenza di esprimere il forte turbamento che la notizia dell’estromissione del dottor Di Matteo ha provocato in tutti noi. Forte turbamento, non solo per la stima e l’ammirazione che riponiamo nei confronti del collega, per lo spirito di abnegazione, i sacrifici personali e familiari, l’elevato senso delle istituzioni, l’eccelso grado di professionalità e l’equilibrio, che lo hanno contraddistinto in tutta la sua carriera e che ne fanno uno dei magistrati più in grado di trattare la materia in questione, ma soprattutto perché temiamo che tale estromissione possa delegittimarlo agli occhi della criminalità e del potere mafioso, acuendo ulteriormente i già elevatissimi rischi per la sua incolumità"

 

Nino Di Matteo è tra quei magistrati che hanno lavorato al processo sulla "trattativa Stato Mafia" nel quale sono confluite le indagini che oggi portano ad uno spiraglio di verità sulle connessioni per non dire collusioni, tra chi all'interno dello Stato si pose come "mandante" della trattativa e chi assunse il ruolo di mediatore della stessa. Le motivazioni della sentenza, depositate in 5265 pagine il 19 luglio 2018 sebbene si riferiscano al processo di primo grado, in ogni modo hanno evidenziato che una trattativa ci fu.  L'impegno dei magistrati che hanno prodotto i risultati delle inchieste e per cinque anni hanno affrontato il dibattimento in aula, deve essere senza dubbio premiato perché non è il frutto di volontà e aspirazioni di carriera, non ha prodotto per gli stessi promozioni eclatanti. Di Matteo vive sotto scorta e forse ad oggi è il magistrato più a rischio. Non credo che una persona aspiri a rinunciare ad una vita normale, financo alla sua stessa vita, solo per "diventare famoso". Nella intervista durante la trasmissione Atlantide, Di Matteo ha semplicemente detto che oggi è chiaro per tutti che nelle stragi di mafia, con riferimento a Capaci e quelle sul continente, non si possa escludere la presenza di "entità estranee a Cosa nostra". Non ha detto nulla che ogni italiano dotato di minima capacità possa in effetti considerare. Centinaia di libri affermano con dovizia di dettagli, come parti dello Stato che io personalmente ho smesso di definire "deviato",  abbiano avuto un ruolo importante in numerose vicende che tutti conoscono. 

 

Eppure Di Matteo viene espulso, con la motivazione che quelle informazioni sono elementi in discussione nelle riunioni e nei colloqui formali all'interno del pool che indaga appunto su "entità estranee nelle stragi". 

Numerose sono le attestazioni di stima giunte al magistrato anche dalle oltre 70.000 persone che hanno firmato la petizione in suo favore. Oggi, nel caos più totale nel quale ho seriamente paura che "punire il cattivo" diventi lo strumento per "imbavagliare il buono" , alcuni magistrati rivendicano con coraggio un posizione che si afferma come dna di una buona magistratura. Dobbiamo temere sempre in momenti come questo, gli attacchi anche politici e politicizzati all'organo della giustizia. I colpi di Stato non sono sempre eclatanti!!!

 

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