Attilio Manca, suicidio di Stato, la confusione delle indagini. Seconda parte

June 10, 2019

 

Torniamo alla scena della “morte”. Il corpo di Attilio si trova riverso sul letto. Nel referto della polizia scientifica risultano presenti su tutta la scena quelle che vengono chiamate “ macchie di sostanze ematiche”, non viene nominato nelle specifiche il termine più semplice “sangue”. A proposito di questo, come vedremo in seguito, gli inquirenti diranno che si tratta di una normale emorragia nel caso di overdose che causi un edema polmonare. In realtà, alcuni agenti di polizia dichiareranno in via confidenziale di aver notato le stesse macchie “ematiche” su alcune pareti. Questo dettaglio verrà trascurato cambiando del tutto lo scenario possibile. Due siringhe, una delle quali in una pattumiera. Sulle stesse non si trovano “impronte digitali utili”. Le due siringhe sono state ritrovate dotate del cappuccio proteggi ago e una delle due addirittura con il cappuccio sullo stantuffo. Non sono mai stati ritrovati gli oggetti necessari alla preparazione della dose. Sullo scrittoio in camera è stato ritrovato un piccolo kit chirurgico, bisturi, forbici ago con il filo innestato. Per terra il parquet risulta danneggiato in un punto come se vi fosse caduto qualcosa di pesante, e un peso da palestra risulta danneggiato al punto che i granuli in esso contenuti sono sparsi per tutta la stanza. Calzini e boxer della vittima assenti. Sul corpo della vittima sono evidenti, segni derivanti da ecchimosi, anche in concomitanza dei polsi e delle caviglie che risultano gonfie. Il setto nasale deviato da evidenti segni di violenza. Due buchi sul braccio sinistro, dei quali si dirà che uno “sembrava meno recente”.


 

E’ una indagine strana quella che viene condotta, difficile da ricostruire con esattezza in un articolo come questo. Per i dettagli vi rimando alla lettura del libro “Un suicidio di mafia” di Luciano Mirone. Le richieste di archiviazione sono molte e tutte convergono come causa della morte del medico sull’uso imprudente di un mix letale di eroina, farmaci e alcol. L’ approssimazione delle indagini però ci lascia basiti. Diciamo subito che una scena della morte come quella descritta vorrebbe o varrebbe quantomeno un impulso investigativo maggiore. Cercando di fare ordine negli eventi proviamo a spiegare perché.


 

Una settimana dopo la morte, dicevamo, il signor Vittorio Coppolino, padre del migliore amico di Attilio, avvicina la madre durante una visita al cimitero, sollevando l’ipotesi che il giovane potesse essere stato ucciso perché venuto in contatto con Bernardo Provenzano. (il boss soffriva di cancro alla prostata). I famigliari nell’immediato lasciano correre, forse sembra improbabile anche a loro. Un anno dopo però, sulla Gazzetta del Sud, il mafioso Ciccio Pastoia dichiara di sapere che Attilio Manca si era occupato del boss. Questo fa scattare da parte della famiglia Manca il legittimo desiderio di chiarezza e verità.


 

Il caso si riapre e comincia il balletto delle dichiarazioni e dei referti medici, mancanti, insufficienti, approssimativi, non circostanziati, privi di date, privi delle trasmissioni “per conoscenza” alla famiglia e al legale della stessa. Come il maledetto esame tricologico del capello. Otto anni dopo la morte spunterà un esame del capello tenuto dal medico chimico tossicologico, Dottor Fabio Centini.

La sintesi è questa: L’esame è stato eseguito e consegnato subito ai magistrati di Viterbo. L’eroina a volte può essere tenuta sotto controllo (quindi Attilio sarebbe un consumatore occasionale). Attilio ha assunto il mix letale pur consapevole dei rischi. Non ci sono “prove certe” che Attilio abbia assunto “volontariamente” eroina.


 

Questo esame spunta fuori nel 2012. I famigliari si domandano su quali capelli abbiano eseguito il test e come mai non fu comunicato nulla al legale di parte che avrebbe potuto nominare un secondo esperto che assistesse al test, dal momento che come tutti sanno, l’esame tricologico, “distrugge” il reperto durante le analisi.


 

Quindi Attilio ha assunto droga. Quindi non si può dimostrare che lo abbia fatto volontariamente. Quindi le impronte sulle siringhe non possono essere ricondotte ad alcuno. Se si esclude però che non siano di un omicida perché si insiste sul fatto che “potrebbero” per conseguenza essere di Attilio?


 

Dicevamo che la direzione intrapresa dagli inquirenti fin da subito è stata quella che porta alla morte per over dose, che come causa effettiva, non si discute, come movente un po' meno. Ma per ora ci sembra difficile dimostrarlo. Cosa spinge allora chi indaga a concentrarsi su questo senza quanto meno prendere in considerazione altre piste?


 

Un dettaglio forse. Da ragazzo, all’epoca del liceo, Attilio faceva uso di marijuana. Che illuminante prova schiacciante! Durante una intervista presso un giornale, la madre Angela dichiara con chiarezza che da ragazzo il figlio facesse uso di canne. E come tutte le madri, aggiunge di averlo sempre rimproverato. Dice anche però, e non fatichiamo a crederlo, che crescendo, con l’impegno universitario e l’avvento brillante della sua carriera di urologo, Attilio avesse smesso del tutto. Il padre e il fratello aggiungono che il medico non assumesse neppure quantità di alcool che eccedessero il bicchiere di vino a tavola, perché consapevole della delicatezza del suo lavoro. Questo genere di considerazioni verrà ritenuto dagli inquirenti irrilevante, come le numerose dichiarazioni di amici colleghi di lavoro che negano categoricamente che Attilio facesse uso di droghe.


 

Verrà però messa agli atti la dichiarazione della madre Angela, resa cinque giorni dopo l’intervista di cui sopra, nella quale affermerà semplicemente senza specificare, che il figlio in passato avrebbe fatto uso di droga. Ripeto. Nel verbale non si legge nessun riferimento alla marijuana. Tanto basta quindi.

Cioè, la madre avrebbe reso specifica testimonianza ad un giornalista, indicando la tipologia di droga usata dal figlio, “all’epoca del liceo” e l’avrebbe omesso nella dichiarazione agli inquirenti. Se anche questo fosse un atto di una madre addolorata e prudente, come possiamo pensare che chi indaghi non abbia rivolto la semplice domanda sul “tipo di droga”??


 

In casa di Attilio dunque, non sono stati ritrovanti guanti che avrebbero potuto occultare le impronte sulle siringhe. Le stesse sono state “rimesse in sicurezza”. Non sono stati ritrovati oggetti utili alla preparazione delle dosi. Non è stato ritrovato l’involucro contenente la dose. E’ il momento dell’ultimo indizio. Per ora. Attilio Manca era un mancino puro. Eppure i buchi si trovano proprio sul braccio sinistro. Cioè per qualche irragionevole motivo, il medico certamente esperto di iniezioni si sarebbe prodigato di “bucarsi” con la mano meno abile, un cocktail mortale attraverso due buchi. A tal riguardo la procura di Viterbo nella conferenza stampa del 2012, dichiarerà che così come esistono destrimani in grado di usare la sinistra, possono esistere mancini in grado di usare la destra. Ci sembra una conclusione circostanziata, corroborata da prove inoppugnabili!


 

Quindi Attilio avrebbe poi accuratamente fatto sparire ogni indizio riguardante l’involucro della droga unitamente agli oggetti utili alla preparazione, prima di “crollare” così pesantemente da sfracellarsi il setto nasale “sul materasso”.

Forse avrebbe fatto tutto questo procurandosi anche ematomi sul corpo, prima di far sparire anche i suoi calzini e i boxer.


 

Tutto ciò secondo gli inquirenti è dimostrabile perché: non è dimostrabile il contrario e in effetti Attilio al liceo si faceva le canne!!


 

 

continua...

 

 

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