Ombre Lunghe

May 27, 2019

 

 

 

Quanto è accaduto in questi giorni è quantomeno allarmante. Il magistrato Nino Di Matteo, l’uomo di punta nel processo “Stato – mafia”, è stato espulso dal pool che indaga su “ entità esterne nei delitti eccellenti di mafia”, a causa delle sue dichiarazione durante l’intervista andata in onda su La/ il 18/5/2019. Nei fatti si contesta al magistrato di aver esposto elementi oggetto di riunioni e discussioni “interne” al gruppo di lavoro di cui fa/faceva parte. Gli elementi “pietra dello scandalo” però sono ormai una verità giuridica sancita da numerose sentenze. Si tratta di informazioni che dolorosamente abbiamo assorbito come vere. In sintesi si ritiene che nelle strategie stragiste messe in atto da Cosa Nostra ci fossero convergenze e spinte provenienti da ambienti estranei all’organizzazione criminale. Diciamolo in parole semplici: si sostiene che le stragi siano state “coadiuvate” da organi di Stato interessati. La strage di Capaci, di via D’Amelio, il terribile 1993 con le bombe di Milano, Roma, Firenze, non hanno un taglio esclusivamente mafioso ma rappresentano una terribile congiuntura di responsabilità non solo in termini di “negligenza” nella sorveglianza ma più nello specifico concorsuali.

 

 

 

Gli elementi che lo provano, sono depositati nelle sentenze e nelle motivazioni delle stesse. Non sono illazioni di un magistrato o del fanatico che grida sempre al complotto. A Nino Di Matteo va riconosciuta una scrupolosità degna dei suoi predecessori Falcone e Borsellino. Non siamo in presenza del “professionista dell’antimafia” come Sciascia ebbe a dire di Borsellino (smentendo poi tale affermazione).

Cosa scuote gli animi allora? Di cosa abbiamo ancora paura. Possibile dopo 27 anni di processi, di dichiarazioni dei pentiti, di riscontri, si abbia ancora paura di ammettere che Giovanni Falcone non è stato ucciso solo da Cosa Nostra? E’ possibile che qualcuno ancora creda alla favola di Totò Riina come unico autore delle stragi?

 

Non si tratta di spolpare l’osso fino al midollo per continuare ad avere un motivo di esposizione mediatica, alla ricerca di fama o peggio del sensazionalismo gratuito. Si tratta di ammettere che ancora oggi, qualcuno ha paura di usare la verità.

 

 

 

Personalmente non voglio emettere una sentenza contro il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. Attendo di conoscere le sue reali motivazioni per esprimere una opinione più legittima. Sono però inquieto, perché il fantasma della delegittimazione professionale torna a infestare la scena. Cosa Nostra e “altra cosa” oggi e con buona probabilità ha cambiato nettamente le sue strategie rendendosi invisibile alla maniera di Bernardo Provenzano. Non si spara più! Mi viene però da pensare che non si sparano proiettili! Mi viene da pensare che le nuove armi siano altrettanto efficaci.

 

Ci stanno mancando i referenti della vera lotta alla mafia? La mafia ha davvero vinto...ancora??

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