Cinema del sabato. Quando da grande non "so cosa fare".

September 7, 2018

Premessa.

Quanto segue non è una critica feroce all'intero universo degli aspiranti registi, ma solo a quelli che ritengono di esserlo per aver "girato" un video. Non posso che definire così ogni cosa non rientri negli standard che definiscono il prodotto film. Possiamo discutere di ridefinire questi standard, e sarò il primo. Possiamo discutere di un "cinema oltre la sala" e sarò sempre in prima fila non solo a sostenerlo ma a cercarlo e produrlo se possibile. Per il resto, viviamo una pietosa epoca di fuffa.

 

In un epoca di improponibile comunicazione "self made" sempre autocelebrativa a caccia di like sui social, occorre avere il buon senso di ricordare e semmai ristabilire con precisione ruoli e competenze.

Da un lato la tecnologia a basso costo offre l'irresistibile occasione al regista del sabato, di prodursi in risultati quasi sempre di bassa qualità, dall'altro i social si offrono come vetrina irreale e artificiosa dell'inesistente successo.

 

Troppo spesso e sempre di più, si leggono sulle pagine Facebook e affini di presunti autori di cinema che mai avrebbero avuto una reale possibilità nell'era della pellicola, celebrare le proprie virtù e le personali velleità e presunzioni, attraverso imbarazzanti anticipazioni su presunti film in produzione. Quale produzione? Quale produttore? Per quale mercato? 

Il tutto corredato da foto della sceneggiatura (il più delle volte formattata da Topo Gigio) e locandine "preventive" a sostegno di ciò che sarà! Le grandi riprese!

 

Questa grande impresa coinvolge operatori marginali di un universo tutto personale che si costruisce l'illusione di un proprio mondo/circuito cinematografico. Come se per soddisfare la mia totale incapacità di giocare al pallone mi organizzassi la mia personale serie A.  Il mercato, quello reale, e insieme a questo quello della produzione, non si fondano sul commento empatico di amici su un qualche social. Si fondano su progetti costruiti nel tempo e con fatica, da professionisti con esperienza dentro ambienti ufficiali e fortemente competitivi.

 

Problema ancor più grave è il proliferare di sedicenti festival senza alcun prestigio che giocano alla kermesse del cinema, raccogliendo l'illusione di impreparati registi e autori, promuovendone le mediocrità in un calderone fantasioso di premi senza senso. Festival "mensili" che della kermesse al limite hanno il nome altisonante, salvo esistere solo in rete e diretti da giurie impreparate tanto quanto i partecipanti. Almeno in questo trovo coerenza. Come si può anche solo pensare ad un festival mensile e sperare che venga considerato serio? Quale giuria passerebbe tutti i mesi il proprio tempo a guardare centinaia di video? I festival, quelli che contano, sono circa una ventina, e ci piaccia o no, ne conosciamo i nomi.

 

Eppure ecco che spuntano i post ogni settimana con l'autocomplimento per essere riusciti nel nulla. Il più delle volte accompagnati dall'articolo sul quotidiano locale scritto dal più lontano giornalista che il cinema possa immaginare. Un festival senza credito, una celebrazione personale e un giornalista di attualità locale che riempie due pagine senza sapere di cosa sta scrivendo. Ecco la confezione regalo della "fuffa".

 

E la troupe? Qualcuno qui direbbe: "signori siamo al top"! 

Dalla testa procede l'organismo creativo dell'opera summa. Se il regista è un signor "faccio il film mamma!" , la troupe è "ehi ragazzi cosa facciamo sabato?!". Impreparati ma certamente volenterosi crociati che di cinema conosco forse le magiche parole: motore! ...Partito...ciak...e azione!!" non necessariamente in questo ordine!

Ma veniamo al sodo.

 

I contratti? Le assicurazioni professionali? I criteri giuridico legali che fanno di un video un film? Cose superate! Roba da vecchi! Non esistono certo valori che definiscono il lavoro professionale?! 

 

Ma non è tutto. Non c'è fine al peggio. I soldi di papà!

Padri che mentre attendono di scoprire cosa farà da grande il proprio figlio, potendoselo permettere, lo aiutano ad illudersi sostenendolo nel tragico gioco del "fai un film anche tu!"

 

La distribuzione? "Carneade... chi era costui!?"

Nell'era del self - publishing non è difficile farsi produrre qualche migliaio di DVD del proprio capolavoro. Esisterà poi un MediaWorld locale disposto ad ospitare l'opera summa, sugli scaffali del proprio negozio. Del resto, quale luogo migliore del supermercato, per il futuro del cinema!! 

Un tanto al chilo...che faccio lascio?? Magari!!

 

E la sala? No! Non tocchiamo questo tasto. In sala ci vanno solo i raccomandati e i collusi col sistema. Non si spiega altrimenti. E' un male di questo Paese invece, considerare sempre responsabilità diverse dalla propria mediocrità. E quindi è colpa del sistema corrotto, della mala del Brenta, della banda della Magliana, della mafia e delle BR se il film non arriva a Cannes!!

 

Occorre allora il silenzio.

Lo studio umile e faticoso. L'attesa lunga e fatta di continui sacrifici. Sempre pronti e sempre determinati, mai illusi che tanto....si può fare...

Quanti produttori e società di produzione si incontrano nei saloni del Festival di Berlino inebriati dal post del Signor Mario Rossi del cinema? Nessuno. Nessuno. Zero.

 

E ora...se qualcuno si sentisse toccato e offeso, e nella testa avesse quella frase ronzante che non ce la fa più e che prepotente si affaccia alla bocca e si lancia in un eroico " anche noi abbiamo il diritto di crederci", a quel qualcuno dico che gli voglio togliere il dubbio: no! non ce l'hai questo diritto! Te lo devi conquistare e nel farlo devi lottare nell'arena dei gladiatori...non nel giardino di casa tua.

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post recenti
Please reload

Archivio
Please reload

Cerca per tag
Seguici