la mafia tra storia e cronaca

             E' un impegno professionale e morale. Le ragioni di questo impegno derivano in gran parte dal fatto che la mia provenienza geografica trova le radici in un epoca e un tempo nel quale, sebbene non si vivessero i drammatici e consueti fatti di cronaca tipici della Sicilia, vedevano  la terra di Salento "aggredita" dalla Sacra Corona Unita, organizzazione a immagine e somiglianza di Cosa Nostra, anche per i delitti e il controllo sul territorio che la rendevano tristemente nota.

L'impegno professionale negli ultimi anni ha subito la spinta verso la necessità di conoscere in profondità la storia della criminalità organizzata ed in particolare la mafia di Cosa Nostra.  Ho sentito l'impulso e ho voluto approfondire dunque. Da quel momento non sono riuscito più a "girare la testa" da un'altra parte. Ho capito che quella ricerca sarebbe stata la strada sulla quale avrei voluto e dovuto camminare. 

Ritengo sia obbligo morale della classe intellettuale di questo Paese "bellissimo e disgraziato" (lo disse Borsellino della Sicilia), mantenere attivo e teso il filo della memoria che oltre a legarci ai fatti e alla storia, tende uno sguardo attento e vigile al riprodursi di fenomeni criminali, degli atteggiamenti complici, del disinteresse e financo dell'omertà.

 

VEDERE, SENTIRE, PARLARE, sono le armi di distruzione di mafia. Farne argomento continuo significa non abbassare mai la guardia. Orientarsi verso i nostri studenti con conoscenza di dettagli e maturità sociale e culturale, dovrebbe essere uno tra gli impegni più sensibili di chi insegna, anche cinema.

Questo è uno strumento potentissimo di sintesi e di conoscenza. Un Paese senza memoria è un Paese destinato a morire. Muore nello spirito, muore la possibilità di costruire per i figli un mondo "normale".

Su queste pagine intendo suggerire e attenzionare quegli argomenti che meglio  possono far  sorgere il sano sentimento di rifiuto della mafia che passa prima di tutto da una profonda conoscenza storico culturale del fenomeno, fino a cogliere nei fatti di cronaca, quegli elementi che meglio fanno comprendere la vastità di un percorso, che comincia oltre un secolo e mezzo fa e dura fino ad oggi, forse mutato nell'aspetto e anche per brevi momenti, apparentemente sconfitto,  purtroppo mai del tutto e capace di adattarsi e rinascere dove trovi il germe della "distrazione" e del disinteresse. 

La mafie o le mafie, non sono solo un fenomeno criminale. Sono prima di tutto un processo culturale che sedimenta negli strati più profondi della società, antica e moderna. Bisogna riconoscere che la mafia ci somiglia. Lo ha detto Falcone e occorre tenerlo bene a mente, mentre si cercano le reali e profonde ragioni di un modello culturale che impone un'ossessiva precisione e prondo studio, continui. 

il "maxi" 

"La lotta alla mafia, il primo problema da sconfiggere in questa nostra Sicilia, bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e sociale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito il fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della contiguità e quindi della complicità."

PAOLO BORSELLINO.