PRODUZIONE COMPARATA

FILOSOFIA DELLO SCHERMO

SEMANTICA DELLA COMUNICAZIONE

Ho sempre voluto fare questo mestiere. Lo chiamo ancora mestiere perché a differenza del termine "lavoro" credo si tratti ancora di un'attività fatta di esperienza, quella che si tramanda. Quindi intendo il mestiere come l'pplicazione e la condivisione di conoscenza, mentre credo che il lavoro si identifichi con l'attività funzionale di svolgere una mansione, chiusa nell'obiettivo contingente di un risultato immediato. Mestiere è tradizione.

Quando ho deciso di "fare cinema", nel lontano ormai 1998, c'erano solo due strade. Studiare a Roma presso il Centro Sperimentale, sperando di trovare dopo gli studi una porta spalancata, (cosa non del tutto vera), o percorrere l'affollato corridoio della gavetta, cercando con fatica di trovare semmai quello spiraglio dal quale affacciarsi. Quando di me potevo finalmente dire che "ci ero riuscito" e questo coincideva con una presenza sul set, accanto a quella meravigliosa macchina da presa in pellicola, mi accorsi subito, voltandomi, che una folla armata di macchine digitali, si preparava all'assalto di quello che avevo sperato fosse il mio ambiente professionale. La festa stava per finire dunque. Non mi si tacci di "retorico e anziano dinosauro del cinema". Intendo dire che il sacrificio che porta al risultato contiene la consapevolezza acquisita per strada, di poter fare delle scelte che un mestiere come quello del cinema impone debbano essere mature e frutto appunto di una notevole preparazione. L'avvento del digitale e con esso il democratico accesso a questo mestiere, lo ha via via reso un lavoro. 

La mia esperienza è cresciuta principalmente in prima linea, nella produzione e nell'organizzazione del film. Questo ambito fin da subito mi ha affascinato molto più della regia e delle arti estetiche. Produrre per me significava "rendere possibile". Significava possedere la pietra filosofale che trasmuta l'inerte in materia vivente. Ed è vero mi pareva oscura questa magia! 

Ho imparato che produzione è un modo di pensare due mondi: uno tangibile e finito, della logica che porta all'individuazione delle connessioni tra gli eventi e ne costruisce il flusso organico delle successioni. Un'altro intangibile e infinito che riguarda l'imprevisto e la relazione con le persone che ancora rappresentano la materia meno plasmabile e più affascinante.

 

Ho avuto la fortuna di lavorare in ambiti che non avrei mai immaginato di poter neppure sfiorare. Ho lavorato con professionisti che mi hanno lasciato una eredità ricca e un bagaglio di conoscenze impagabili. 

 

Oggi ho deciso di dedicarmi professionalmente all'insegnamento del metodo. Oggi il cinema non è più solo Roma o quel corridoio affollato. Oggi sono le accademie e sono i giovani che hanno capito che lo strumento del cinema è un modo di vivere la vita. A questi ragazzi desidero non insegnare me stesso o le mie esperienze, non imporgli cosa sia importante conoscere sulla sola base dei miei punti di vista, e non desidero per loro che percorrano per forza e inutilmente la strada della gavetta, che se pure utile e fortificante, oggi appare anacronistica, in un ambito nel quale preparati o no, i ragazzi usano macchine digitali dalle capacità sorprendenti e un linguaggio della distribuzione dei loro contenuti che non possiamo ignorare, pena aver poco da insegnare. 

 

Il mio obiettivo è "insegnare loro ad imparare". Non è raccontando  dell'espressionismo tedesco che faremo degli autori di cinema. Semmai faremo di loro degli intellettuali da "cafè letterario" . Credo ci sia bisogno di educarli alla ricerca personale, e al coraggio di cercarsi dentro e trovarsi anche fragili ma coraggiosi al punto da scommettere proprio sulle loro fragilità. La differenza tra un insegnante e un maestro consiste nel fatto che il secondo, oltre alle informazioni, aiuta a trovare la propria strada, non ne indica una...magari la sua.

Il corso di organizzazione che tengo nell'Accademia Cinema Toscana, prevede lo studio di materie come la "logica dell'organizzazione", lo studio dei flussi negli eventi produttivi, l'analisi e la gestione del team di sviluppo e di lavoro,  le linee produttive e il linguaggio dei prodotti, l'analisi del fenomeno "produzione" nell'immenso contesto social,  insieme ovviamente alle basilari regole della organizzazione esecutiva del film.

Io amo il cinema non per il film. Non ho mai amato davvero i film. Per me sono solo uno strumento di conoscenza e di indagine del mondo e della vita.

L'ultimo aspetto non meno importante, e senza dubbio chi sta leggendo questo sito se ne sarà accorto, è rappresentato dall' attività sempre più pervasiva nella mia sfera professionale dello studio storico e antropologico, insieme sociale e culturale del fenomeno della criminalità organizzata ed in particolar modo della mafia di Cosa nostra. 

Questo è diventato il mio impegno umano e professionale, che cerco di declinare anche attraverso quel cinema che credo possa e debba farsi "voce" infaticabile del racconto e del mantenimento vivo della memoria civile di un Paese che rischia di perdere non solo memoria ma la stessa identità.

Docente del corso triennale in produzione e organizzazione. 

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